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Spiritualità e patrimonio

L’icona di san Giovanni Eudes

Il trittico di Champboisé: un invito alla contemplazione.

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Triptyque de Champboisé : Marie, saint Jean Eudes et saint Jean-Baptiste
Trittico di Champboisé · Céline Boucher, Sainte-Foy, 1989–1990 · Fai clic per ingrandire

Icona di san Giovanni Eudes · Champboisé

La parola «icona» è un po’ misteriosa. Evoca un dipinto religioso, un’opera sacra carica di presenza, che suscita molte domande.

L’icona rappresenta il soprannaturale e la santità attraverso la pittura. È più di un quadro: è una profezia per immagini, cariche di presenza, che ci guardano e ci trasformano. Ciò che la Parola annuncia e la liturgia celebra, l’icona lo mostra in silenzio. Ci mette in relazione con il suo modello:

Storia

La realizzazione delle icone risale agli inizi dell’era cristiana e raggiunse il suo apice a Bisanzio più di mille anni fa. Questa rappresentazione su tavola di Cristo, Maria e dei santi non ci è familiare, noi occidentali. Non si spiega: si scopre gradualmente attraverso la fede e la preghiera. L’interesse attuale per le icone esprime un desiderio vitale e urgente di ritornare alle radici storiche della salvezza in Gesù, figlio di Davide, e di contemplare Cristo glorioso, risorto e fonte di risurrezione. L’icona è segno di speranza.

Durante un soggiorno a Champboisé nacque il desiderio di realizzare un’icona per il luogo di incontro. L’ispirazione iniziale, alcuni colloqui e una serie di circostanze favorevoli permisero al progetto di concretizzarsi.

Il trittico è composto da tre pannelli e raffigura, visto frontalmente:

· A destra, Giovanni Battista, chiamato apostolo del deserto. Quale figura più adatta alla solitudine?

· A sinistra, Maria con il Bambino, detta «Colei che indica la via». L’immagine richiama la devozione di Giovanni Eudes ai santi Cuori di Gesù e di Maria e il nome della Congregazione eudista.

· Al centro, san Giovanni Eudes. Qui commenteremo soltanto il pannello centrale.

GIOVANNI EUDES, raffigurato a mezzo busto, si presenta con discrezione, in un atteggiamento paterno e accogliente.

Il volto giovane, di dolce serenità e profonda pace, ci invita a entrare nella sua intimità e nel suo amore. Il suo sguardo tenero e determinato sembra aprire nuove strade all’impegno e alla missione.

La mano destra indica il cuore, focolare d’amore. È la devozione che Giovanni Eudes promuoveva e praticava: «Mi ha sempre portato tra le braccia, anzi sul petto e nel cuore, con più cura e amore di quanto una madre porti il suo bambino».

Nella mano sinistra tiene il cartiglio con il motto: «CORDE MAGNO ET ANIMO VOLENTI».

Giovanni Eudes indossa un mantello verde-azzurro, simbolo della vita: il verde richiama la natura e la vegetazione; l’azzurro, la vita divina. Tutto evoca crescita e fecondità.

Cristo, raffigurato a destra, conferisce a Giovanni Eudes il sacerdozio. Con la mano sinistra gli porge il calice e con la destra lo benedice.

Lavorazione iconografica

Le tavole sono state preparate secondo l’antica tecnica bizantina.

Il pannello centrale, ricavato dal legno di un pino di Champboisé, fu dapprima rivestito con una sottile tela di lino. Vi furono poi applicate colla di pelle e da otto a dieci strati di alabastro. Dopo l’essiccazione e la levigatura, sulla tavola si incise il disegno a punta secca.

In termini tecnici l’oro è chiamato «luce». È il primo materiale applicato al disegno per illuminarne l’insieme. L’aureola è particolarmente caratteristica di questo raggio luminoso.

Seguono gli strati di colore, realizzati con pigmenti naturali provenienti da diversi Paesi in cui Giovanni Eudes portò la sua missione.

I pigmenti in polvere vengono diluiti con tuorlo d’uovo e acqua. È significativo che siano rappresentati i tre regni: animale, vegetale e minerale.

La pittura procede per strati successivi, graduati verso la luce. Non ci sono ombre proiettate: la luce nasce dall’interno, dalla profondità stessa del corpo innestato nel Cristo.

Terminato il lavoro e asciugata l’icona, si applica l’olifa, una vernice a base di olio di lino e siccativo. Serve a unificare gli strati e conferisce alle icone la loro caratteristica profondità e armonia.

Infine si stende una vernice che protegge l’icona dai danni del tempo.

Conclusione

Al di là delle spiegazioni e delle riflessioni sull’icona, resta lo spazio del mistero, della preghiera, della relazione dell’uomo con Dio e della ricerca inesauribile della felicità. L’icona apre già a questo assoluto, per la maggior gloria di Dio.

Pannello numero 1del trittico dell’icona di san Giovanni Eudes di Champboisé.

Autrice dell’icona:Céline Boucher, Sainte-Foy (Québec), 1990.

Icona realizzata a Sainte-Foy, 1989–1990

Icona di Maria Madre di Dio

Questa icona ricorda la devozione di Giovanni Eudes ai santi Cuori di Gesù e di Maria e richiama il nome della Congregazione di Gesù e Maria.

Questo tipo di icona, in cui Maria indica il Figlio, è detto «Hodigitria». L’intero Vangelo abita l’immagine nella sua dimensione umana e divina: nella purezza delle linee, nella libertà dei movimenti, nei gesti e negli sguardi essenziali, nelle figure insieme statiche e dinamiche. L’unità della composizione ci avvolge e ci illumina con un mistero ricco di significati, da contemplare.

Anche quando Maria è chiamata Madre di Dio, non occupa il primo posto nella composizione: la figura centrale è Gesù, che tiene tra le braccia. Il bianco luminoso della veste del Bambino è il colore divino, quello abbagliante della Trasfigurazione: «Le sue vesti divennero candide e sfolgoranti». L’oro del manto di Gesù ne proclama la divinità.

La mano destra di Gesù, posata sul petto di Maria, indica che egli benedice attraverso il cuore della Madre. La posizione delle dita richiama le due nature del Verbo incarnato. Nella mano sinistra tiene il rotolo delle Scritture, che contiene la volontà di Dio per lui.

Maria è tutta tenerezza e sollecitudine per il Figlio. L’azzurro puro attorno al suo volto richiama il cielo luminoso. La tunica blu scuro esprime la sua umanità, mentre il manto porpora imperiale ricorda il titolo di Madre di Dio e la sua intercessione presso il Figlio.

Le tre stelle evocano la maternità verginale di Maria e la indicano come tabernacolo, tempio vivente della Santissima Trinità. Per predilezione di Dio appartiene al cielo, ma è pienamente presente nel nostro mondo: ci guida con pazienza verso il Figlio.

L’aureola della Vergine si fonde con quella del Figlio: da lui riceve la santità. Le tre lettere greche C W N nell’aureola del Bambino esprimono l’eternità di Dio: «Io sono colui che sono». In alto il titolo di Madre di Dio; le lettere I C X C indicano Gesù Cristo, Figlio di Dio e Salvatore.

Nell’icona Maria presenta il Figlio e volge lo sguardo verso l’esterno: desidera accogliere tutti. Il suo sguardo è profondamente triste per la Passione che intravede, ma anche tenero e supplichevole per chi rifiuta l’amore del Figlio.

Il Bambino è già l’adulto che cammina verso la Passione, ma il suo volto esprime grande compassione.

Maria ci invita con forza ad abbandonarci alla misericordia di Dio. Attenta a ciascuno di noi, può aprire la porta del nostro cuore all’amore di suo Figlio.

Queste due icone, insieme a quella di san Giovanni Eudes, vogliono ispirare la preghiera e attirare la grazia su chi le contempla.

Il Cuore di Gesù, il Cuore di Maria, il Cuore della Chiesa e il cuore del credente sono uniti nello stesso mistero di preghiera e d’amore.

Pannello numero 2

del trittico dell’icona di san Giovanni Eudes di Champboisé.

Autrice dell’icona:Céline Boucher

, Sainte-Foy (Québec), 1990.Icona di san Giovanni BattistaForse l’immagine ascetica più intensa e ricorrente della pittura religiosa russa è quella di Giovanni Battista.

Qui si possono riconoscere tre temi: il precursore di Cristo, il predicatore e il profeta. Come precursore, incarna la rinuncia al mondo. Prepara l’umanità a un nuovo senso della vita predicando la conversione, il digiuno e ogni forma di rinuncia. Il volto scavato e la magrezza insolita delle braccia e delle gambe esprimono questa scelta. Dall’esaurimento del corpo trae la forza di slanciarsi verso la gioia spirituale.

All’inizio del monachesimo Giovanni Battista era considerato superiore dei monaci e delle monache. Oggi molti lo venerano come patrono degli eremiti, richiamati dal mantello di pelle che indossa.

Giovanni Battista è raffigurato in piedi. La veste giallo-oro sulle spalle esprime la sua partecipazione alla vita divina. Il manto blu è dello stesso colore della veste di Maria: entrambi testimoniano il Verbo. Nella mano sinistra tiene la croce, fondamento della sua testimonianza di martire. Sul cartiglio è scritto: «Nessuno può prendersi qualcosa se non gli è stata data dal cielo» (Gv 3,27).

La scrittura dell’icona

San Giovanni Battista ha una missione di testimonianza: attesta la sottomissione di Cristo, la sua kenosi. Ma Giovanni Battista, archetipo e rappresentante dell’umanità, testimonia l’amore divino a nome di tutti. La «filantropia di Dio» culmina nel battesimo, «compimento di ogni giustizia», e nella morte e risurrezione, compimento della decisione eterna che contempliamo nell’icona della Trinità.

«Quando tutto il popolo fu battezzato, anche Gesù ricevette il battesimo» (Lc 3,21). Il Verbo viene sulla terra, incontro agli uomini: qui avviene l’incontro sconvolgente tra Dio e l’umanità, rappresentata da «tutto il popolo». In Giovanni Battista tutti si riconoscono «figli nel Figlio», «figli amati» nel «Figlio amato» e dunque «amici dello Sposo», suoi testimoni. Il sì di Maria all’incarnazione è il sì di tutti gli uomini alla venuta di Dio tra i suoi. In Giovanni, uno di quei «suoi», l’umanità dice sì all’incontro e all’amicizia divina, al Padre amico degli uomini. Come Simeone, «mosso dallo Spirito», incontra e accoglie Gesù bambino, così Giovanni accoglie Gesù Messia: «Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui» (Gv 1,6–7).

Giovanni testimonia a nome di tutti: la sua testimonianza è un evento che riguarda l’intera umanità e ogni persona.

Il quarto Vangelo parla di Giovanni già nel prologo, subito dopo «la Parola che è in principio». Quando leggiamo «venne un uomo mandato da Dio», sentiamo che la sua venuta proviene in qualche modo dal «principio», dall’eternità. Il cielo si apre davanti a lui e Giovanni testimonia: «Ho visto lo Spirito scendere su di lui […] È lui il Figlio di Dio» (Gv 1,29–34). In queste poche parole è già racchiuso il Vangelo. Giovanni conosce e indica l’Agnello, perché è introdotto al mistero dell’«Agnello immolato fin dalla fondazione del mondo».

Giovanni non ha «predetto» nulla, eppure è il più grande dei profeti: come il dito di Dio, indica Cristo. È il più grande perché si fa piccolo, libero dall’autosufficienza; gioisce ascoltando la voce dello Sposo, di cui è amico, e la sua gioia è senza misura. È la prossimità più intima, dove risuona la Parola. È immagine dello Spirito: «Non parla da sé, ma annuncia colui che è venuto». Il suo martirio illustra un’antica massima monastica: «Dona il tuo sangue e ricevi lo Spirito». Insieme alla Theotokos, circonda Cristo giudice e intercede per tutti gli uomini.

La liturgia chiama Giovanni «predicatore, angelo e apostolo». La sua voce di amico dello Sposo suscita la prima vocazione apostolica: «Andrea e Giovanni seguono Gesù» (Gv 1,37). In seguito lascia questo mondo e discende agli inferi come precursore della Buona Novella.

Altri testi liturgici: Gv 3,22–36.

Lavorazione iconografica: la tavola è stata preparata secondo le antiche tecniche iconografiche bizantine.

· Legno di pino del Québec.

· Tela di lino (antico corporale).

· Colla di pelle di coniglio.
· Da otto a dieci strati di alabastro levigato.
Incisione a punta secca.
Colori: aureola in foglia d’oro a 18 carati, applicata con la tecnica della doratura a guazzo. Pigmenti naturali provenienti dall’Europa, legati con tuorlo d’uovo.

Finitura: olifa, vernice a base di olio di lino che protegge e unifica gli strati di pittura, creando la tipica armonia di profondità e luce.

Vernice acrilica.

Iscrizione: è l’iscrizione a conferire all’immagine la sua dimensione spirituale e il suo carattere sacro.

Bibliografia:

Inscription : C'est par l'inscription que l'image reçoit toute sa dimension spirituelle, son caractère sacré.

Paul Evdokimov
· L’arte dell’icona, Eugène Eroubetzkoi
· Tre studi sull’iconaPannello numero 3del trittico dell’icona di san Giovanni Eudes di Champboisé.

Autrice dell’icona:Céline Boucher

, Sainte-Foy (Québec), 1990.Mme Céline Boucher, Ste-Foy (Québec), 1990.